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giovedì, 30 novembre 2006

ciao mario



chiedo scusa per la lunga assenza da questo blog. sono stato impegnato. come potete vedere dalla foto che ho scattato, sono stato al funerale del grande mario merola.

che dire, lacrime e commozione per un protagonista della scena musicale, che con le sue canzoni ci ha fatto tanta compagnia, e ci ha regalato tante emozioni tra cui almeno due.

in ogni caso, nel numero in edicola di dipiù di questa settimana, c'è il miracolo di mario merola. cioè, mario merola sarebbe apparso facendo un miracolo.

e questo è vero, non come il post poco sotto.

a chi si chiedesse cosa sia dipiù, rispondo che si potrebbe definire come il braccio armato di studioaperto: santi, miracoli casuali, vip sconosciuti, uso del fotoritocco criminale, fiche che cucinano.

un mix che atterrisce ed entusiasma.
postato da: Mauoshi alle ore 00:46 | link | commenti (3)
categorie: collage, autoreferenziale
lunedì, 09 ottobre 2006

electric cafè, ormai sei anni





parliamoci chiaro: va bene essere esterofili, va bene non far le figure, va bene trattare la gente come vorrebbe essere trattata, ma su una cosa non bisogna mai transigere.

il caffè, caffè americano, francese, turco fatto alla greca e turco fatto alla turca, allungato, cappuccino alle 4 del pomeriggio, granita al caffè, allungato, marocchino, macchiato caldo macchiato freddo, nescafè, caffelatte, argentino lungo, acqua sporca, caffè d'orzo, bustine di tè in sostituzione, caffè espresso.

ecco, su questo il vero italiano non transige, ancora di più che per la pizza. lo trovi amaro, eh? vedi come siamo vivi noi italiani, pensa se era coca.

no a te piace il nescafè non capisci niente sei un londoner di 'stocazzo lo devi capire che quando l'espresso è nella tazzina (a bordo largo e liscio, per carità, se il bordo della tazzina fosse stretto si potrebbe avvertire nitido l'alterarsi del gusto) tu devi pensare a napoli alle signore anziane sulle sedie fuori dai portoni nei vicoli l'aroma di caffè mastroianni fellini la loren, non lo avverti? non lo avverti?

bè dovresti avvertirlo. e non ci mettere lo zucchero che rovini un' opera sensoriale.

un' opera sensoriale, capisci. cioè dei sensi.

capisci.

diciamo che il caffè preferisco prenderlo a casa. preferisco farlo da me. io stesso sono il pusher che garantisce della purezza dell'acquisto.

acquisto che regolarmente è lavazza qualità rossa (2 da 250 grammi, quattro euro e venti), che contiene la miglior miscela di arabica e robusta.

è importante saperle dosare, affinché non risulti troppo amaro o troppo acido.

e in questo lavazza mi è vicina, perché lavazza mi è amica.

la preparazione casalinga risulta, così, piuttosto industriosa.

la musica diventa basilare, perché l' eccezionalità resa abitudine diventa convenzione, e quindi parte integrante del processo.

è importante che sia tutto pulito e asciutto (anche la valvola), e che ci siano meno residui possibili sulla guarnizione.

la musica da ascoltare non deve mai avere una linea di chitarra definita, deve lasciare il palcoscenico ai bassi.



I give you my affection and I give you my time




è importante non pressare il caffè nel serbatoio.

la musica da ascoltare non deve mai avere una linea di chitarra definita, deve lasciare il palcoscenico ai bassi. niente adrenalina, non è concessa, è un insieme di elementi che sale, costante.

è importante avvitare con cura la moka.



Try to get a connection on the telephone line




la musica da ascoltare non deve mai avere una linea di chitarra definita, deve lasciare il palcoscenico ai bassi. niente adrenalina, non è concessa, è un insieme di elementi che sale, costante. questo suono non è concesso mi sia straniero, deve sapere di già sentito.

è importante lasciare sollevato il coperchio, evita il formarsi di condensa.

la musica da ascoltare non deve mai avere una linea di chitarra definita, deve lasciare il palcoscenico ai bassi. niente adrenalina, non è concessa, è un insieme di elementi che sale, costante. questo suono non è concesso mi sia straniero, deve sapere di già sentito. perché il processo, il rito italiano deve ripetersi sempre identico, al massimo vagamente difforme.

è importante non zuccherare e bere bollente.

è importante che quello che ascolto sia assolutamente de-emozionale. in una parola. che questa parola è

per l'appunto.



I call you up from time to time




bevo e guardo la lettera della banca. un conto pingue e in crescita costante.

ed io mi sento a posto.

bevo e guardo fuori dalla finestra, una giornata fredda, il 262 lo chiuderanno presto, chissà cosa apriranno lì, ci si andava solo perché era praticamente gratis.

ed io mi sento a posto.

bevo e rispondo al telefono, una giornata fredda, il 262 lo chiuderanno presto, chissà cosa apriranno lì, ci si andava per le liceali del doria e perché era praticamente gratis e mi dice, mia madre mi dice, trattenendo la voce, che non c'è più.

ed io mi sento a posto, continuando, incessantemente, a sentirmi colpevolmente a posto.



To hear your voice (again) on the telephone line





se interessati, la prima parte del noioso raccontarsi sta qua

postato da: Mauoshi alle ore 01:48 | link | commenti (9)
categorie: autoreferenziale
domenica, 01 ottobre 2006

guardami, sono un ragazzo bionico

bene, oggi è avvenuto il primo passo verso il diventare un completo robot. una piccola parte di acciaio è andata in sostituzione della parte fracassata. yuppie!!!

sono così felice che per festeggiare mi farò di aulin come le vecchie puttane con la figa aperta.

ciao caro ginocchio, mio fedele compagno per tanti anni, pensa che questo si può anche lavare con ammoniaca.

vita grama.

postato da: Mauoshi alle ore 21:50 | link | commenti (7)
categorie: autoreferenziale
martedì, 26 settembre 2006

zan zan zan, zan le belle rane



è del 2002, eh
postato da: Mauoshi alle ore 15:46 | link | commenti (4)
categorie: autoreferenziale, la scottante attualità
mercoledì, 06 settembre 2006

lettera a un bambino

ciao g. sono il te stesso adulto.

oggi ho ripreso in mano una nostra vecchia fotografia, ti vedevo, così sorridente.

come se ti aspettassi qualcosa. un sogno, una vita, una novità come te.

deciso e allegro, come i principi delle favole.



solare, sei un bimbo gioioso e vuoi che tutti lo sappiano, con quella tua risata dal suono cristallino, così cristallino e puro da ricordare le sorgenti.

tutti ti vogliono bene, sei una sorgente continua di allegria, ti abbracciano, ti coccolano, e tu ricambi con le tue arie da professorino "ho 5 anni e so leggere e scrivere e le tabelline!" dici, con compiaciuto orgoglio.

corri e corri, instancabile, e sempre, sempre, con quel sorriso delicato, come solo gli angeli più belli e dolci possono avere.


porcodio quanto mi stai sul cazzo.

ridi, ridi e ridi. sempre, oh.

a parte che sei fastidioso come una merda, e passi, ma poi sembri ritardato.

ma che cazzo c'avrai da ridere poi. fai il saccente, fai. a 5 anni.

ti vedo lì, tenero, con quel ditino alzato per dire la tua di bambino sapiente.
ma io te lo spezzo quel ditino.

ti vanti di contare fino a 100 e tornare indietro. bravo, bravo.

brava scimmia.

sei una palla al cazzo, un intermezzo di bis di mike bongiorno, sei come i bambini mongoli che dicono le poesie. solo che sei anche noioso.

non sei un tenero e sorridente pargolo, sei un viscido nano lercio.

ti credi simpatico con quegli occhietti di merda? sono vispi, sono vispi! ah bello, sembri in acido. a 5 anni.

vuoi vedere mazinga e heidi, vuoi studiare i dinosauri, che tenero.

ma porcamadonna, ma calci in culo e lavorare, figuriamoci.

e vedi di fare soldi, che qui si ha voglia di fare un cazzo.
postato da: Mauoshi alle ore 00:50 | link | commenti (6)
categorie: autoreferenziale, cosa interessanti che mi succedo
giovedì, 31 agosto 2006

giuro, l'ultimo, poi si ride e si scherza

la prima cosa sono gli occhi.

di quelli che sorridono in ogni caso, e ad ogni sbuffo attenti a seguire e leggerti, per prevenire.



la prima cosa sono gli occhi, seconda è la voce.

petulante, come convenzione vuole, fastidiosa e impastata nella stessa misura e spesso da tono che vorrebbe essere sarcastico, in ogni caso spesso mono-tono, parole su cui adagiarsi.



la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne.

bisogna stare attenti a quel che si mangia, e ad evitarne anche il contatto. è importante sapere cosa comprare e come. e stare attenti ai dolci, al tè a getto continuo, nemmeno fossimo nepalesi.



la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti.

verdi o rossi, colori accesi ma mai neutri. e mi piace, oh se mi piace. accanto a quel nero-grigio-marrone senz'anima che è stato mio e solo mio per 22 interminabili anni, non stona, e se le cose sono solo il riflesso del nostro voler essere, ecco, io quel marrone-grigio-nero, senz'anima e neutro come volevo essere prima, lo metto in dubbio.



la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica.

scontro, indubbiamente. io cerco il rapporto diretto, convinto che qualcosa non possa essere ascoltato in un momento e che non sia quello destinato a farlo, dall'altra parte c'è il pensiero tutto e comunque. ascoltare e basta, le librerie di zzzip zzzap e post-metal si scontrano con la mole, ben più imponente, di add n to x, nofx, e qualsiasi assieme di immaginario americano avessi esecrato fino allora. le cuffie sempre e comunque non coincidono con l'aere, sempre e comunque.



la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica, la sesta le parole. prive di logica, 'capo', 'capone', 'sturla', 'negri', 'ga',



gà gà gà gà gà gà



la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica, la sesta le parole, la settima è ricordare, i gesti, le porte aperte, gli intendimenti, le salite, sentirsi al citofono, ti vedo dalla finestra a che ora hai il treno ma davvero scrivevi sui quaderni e questi li avevi visti sali a milano hai sentito la...?



ed oggi, che prima che vorrei che tutto questo fosse finito, prima di volermi accorgere che non è per e come, ma, prima che quel troppo ma in fondo niente, oramai sono io.











ispirato da un post di miic (che però è fatto meglio).
postato da: Mauoshi alle ore 00:16 | link | commenti (3)
categorie: autoreferenziale
lunedì, 01 maggio 2006

i predict a riot, i predict a riot

ci son ricaduto.

il titolo a rock giovanilista è che adesso sostanzialmente, lo dico a quei due che leggono, ci si prende una pausa, perchè sì.

mica sempre si riesce, insomma. bisogna pur ridefinirsi in qualche modo.

la scrittura ne risente molto, tipo che gli ultimi tre post qui sotto non fanno manco ridere, e allora magari serve tornare a studiare, nel senso più deleterio del termine, mica studiare chimica con gli evidenziatori.

certo, potevo evitare. ma magari no.

per cui



dai, stronzo, dì che mi vuoi bene.
postato da: Mauoshi alle ore 23:37 | link | commenti (16)
categorie: autoreferenziale
sabato, 15 aprile 2006

Hasselhoff memories

Gennaio 1984: per la prima volta una Pontiac nera dalla voce metallica e calda solca i lidi del mio televisore. Ho 4 anni e sono rapito da questa macchina incredibile, sicuramente diversa dalla 126 di papà, che odora sempre di sigarette da due soldi e di dopobarba scadente.
E' un'automobile fantastica, piena di pulsanti di cui si ignora la funzione, e più il colore è acceso e la funzione misteriosa, più la fascinazione per questa macchina cresce.
L'attrazione non è solo per l'automobile, ma anche per il pilota.
Bello, atletico e multicrinito, i vestiti alla moda schiacciano il suo fisico da supereroe, le donne più belle non gli resistono, è un essere mitologico.

Lui non ride, perchè è un duro.

Ma è un duro morbido, un duro che sa vivere.

Lui è Michael Knight.



Capodanno 1989, casa mia: il freddo è pungente, l'odore acre della polvere da sparo mi riempie le narici, l'attesa per una festa che è ancora troppo poco, a me importa solo finire le elementari ed entrare nel giro fico delle medie, dove tutto sarebbe stato diverso, per sempre.

Capodanno 1989, da qualche parte in Europa: il freddo è pungente, probabilmente molto più di come sono abituato io. Ma nell'aria c'è un odore diverso.
Non quello della polvere da sparo, che forse sarebbe l'unico odore capace di rovinare questa atmosfera di attesa e di speranze.
Le persone si tengono per mano, sanno che del meraviglioso sta per accadere, ma non sanno ancora cosa.



Sono passati quasi due mesi da quando c'è la libera circolazione.
Ci si sente al centro del mondo, quando tutto è sul punto di accadere.

Poi un fascio di luce illumina la Brandeburg Tor. Un uomo, di spalle, tiene il tempo con i piedi.

E' vestito benissimo, ed è bellissimo.

L'aquila disegnata con lucine intermittenti risalta sul dorso della sua giacca di pelle da duro.

I pantaloni, attillati fino all'imbarazzo, danno al suo sound quella carica erotica che non guasta.

Un istante di synth, e poi attacca il cantato

I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedom


ritmato, potente. in breve parte il coro

I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedom


enorme, come un mantra salvifico, come una sensazione che presto, anche grazie a lui, i muri del mondo ed i muri dentro di noi cadranno.

Lo ricorderà anni dopo, un po' seccato per non essere presente nel museo di Checkpoint Charlie, perché ha aiutato, proprio con quella canzone, la storica riunificazione.

Seguono poi gli anni Novanta, il successo immenso di Baywatch, la consacrazione come produttore, il passaggio da sex symbol a scafato attore capace di adattarsi ad ogni ruolo.

Questa è storia, non torneremo sulle grandi conquiste del nostro, sui piani per far esplodere bombe atomiche sventati dai bagnini.

Quello che interessa è il presente.

Un presente fatto di rinascita professionale e culturale.

Lasciatosi alle spalle il non felice periodo tra la fine dei Novanta e i primi anni del Duemila, il nostro caro Hoffy, eroe coraggioso che ha affrontato e debellato il Comunismo, fa di nuovo tendenza.

Ovunque, nel mondo, è richiestissimo.

Oltre ai suoi recenti film e al musical su Jeckyll&Hyde, è apparso come un novello Zeus nel film di Spongebob, pronto ad aiutare i protagonisti con la sua potenza (nel film sarà l'angelo trasportatore della spugna Spongebob e la stella marina Patrick).



Alcune aziende hanno fiutato l'affare, e la moda Hasselhoff miete vittime, ovunque.

Proprio le due versioni, live e videoclip, di Looking for Freedom, sono la campagna pubblicitaria del gestore scandinavo di telefonia Djuice. L'idea dello spot, geniale nella sua semplicità, è di lasciare interi i due filmati, con solo le scritte dell'offerta. Scelta coraggiosa e ironica, che necessita del giusto spirito per cogliere.

In Australia diventa testimonial della Pepsi, sponsorizzazione rifiutata in Germania, forse per la troppa arditezza della spinta pelvica.
Il sito dedicato all'evento cavalca orgogliosamente le spinte più ardite, uscendone comunque a testa alta quando offre la skin per Msn personalizzata Hasselhoff, o gli emoticon scaricabili a lui dedicati.





Nel nord Europa, in particolare in Germania e Svezia, si organizzano feste a tema Hasselhoff, ci si veste come Michael Knight, serate karaoke a cantare Looking for Freedom o Hooked on a feeling.

Internet, ovviamente, va sull'onda lunga e ci propone alcune cose molto divertenti: dalla Sua bibbia, con tanto di Nostro nel ruolo di santone, alla declinazione di Where's Valdo? che diventa Where's Hoffy? per non parlare del fan club ufficiale tedesco, che lascia sempre il dubbio se sia serio oppure no.

Ma in sostanza, cosa rende David Hasselhoff eccezzionale, così miracolosamente vendibile, così meravigliosamente puro oggetto brandizzato? Non si può dire certo sia attore di prima grandezza. Le serie cui prende parte sono straordinari successi, ma mostrano fin da subito i punti deboli. In una interpreta il pilota di un'automobile onnipotente che combatte i criminali, nella seconda un bagnino che sconfigge i terroristi e disattiva bombe atomiche. Non è particolarmente bello, forse in gioventù di aspetto piacevole, ha arrancato cercando di essere un sex symbol, sempre vestito in modo kitsch, testimone di una mascolinità poco consapevole e un po' ciarliera.

Hasselhoff è quindi il testimone evidente di riduzione del superman all'everyman? E' un Mike Bongiorno, diverso, contestualizzato, ma pur sempre un orgoglioso rappresentante di mediocritas, che predica al suo pubblico di restare immoto, canta sì di libertà, ma con la retorica che accompagna da sempre chi si considera comunque arrivato.

Perché il punto è che il suo arrivo è stato Supercar, e da lì, ruoli uguali in contesti diversi.

Anzi, con un po' di azzardo, si potrebbe dire che il suo punto di partenza, e di arrivo, sia stato il film Starcrash, b-movie fantascientifico in cui il nostro interpreta il principe Simon; la protagonista, Stella Star, una deliziosa Nadia Cassini amazzone spaziale.



Le mie personali speranze per il futuro: che l'Italia divenga un vero e grande paese democratico; che le persone imparino a riconoscere sé stesse, e ad avere fiducia nel prossimo; che si viva in un paese civile e privo di ogni forma di discriminazione;

sappiamo tutti dove passa questa via: per David Hasselhoff.

E fino al giorno in cui l'Italia non verrà invasa dalla mania per Hoffy e da sani venti democratici, io posso solo sognare, intonando:

I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedom







nota: questa roba qui sarebbe dovuta essere pubblicata su un coso di cui, poi, non se ne fece niente. la piazzo qui, tanto per, anche se l'hoffie sta diventando demodè e non è che sia scritto granchè bene. si scava, insomma.
postato da: Mauoshi alle ore 17:45 | link | commenti (6)
categorie: autoreferenziale, il tivucolor
mercoledì, 05 aprile 2006

e poi, all'improvviso, giù a ridere

dicheno che il blog è un diario online. dicheno che il blog ci scrivi i pensierini su come va il mondo, dici la tua che berlusconi è cattivo e fa buh, che ti piace quella nel terzo banco, la mamma quant'è cattiva e cancella i miei sogni e le mie aspirazioni, la guerra è brutta viva la pace viva indignazione verso questo gesto atroce.


ecco, tutta fuffa. fuffa per emo nerd, per incompresi della domenica, per travet del pensierino così profondo così lontano così vicino.

se avessi mai qualcosa del genere da dire, chiamo un mio amico, chiamo matteo, chiamo piero, chiamo gino pino e lino, e ci si scola quella bottiglina d'amabile e si discute del massimalismo applicato alle nostre esistenza quantomeno un poco automatizzate.

non è per elevarmi e vantarmi di una formazione, che, in facto, mica ho.

è che ipotizzo sempre che ci sia chi legge, e, quantomeno per rispetto altrui, vorrei rendere leggibile un testo, di evitare di sbracare su fatti miei solo per cercare una comprensione pelosa, di essere considerato interessante da alienati come me.

ecco, per essere interessanti in questo senso, si dovrebbe esser bravi. ma io non sono affatto bravo, alpiù decente, divertente. ma bravo, ecco, bravo no.


e allora niente, giù a raccontare che insomma, le cose possono essere lette in altro modo, che il sarcasmo, per quanto non particolarmente elaborato, sia un senso di lettura delle cose e non un valore aggiunto, che mica si deve essere pesanti pensanti e via così, o meglio, lo si può essere ma diosanto, è una sfigata pagina internet, non la vita o le letture da fare. ad esempio, leggendo queste righe state sottraendo tempo alla vostra vita, che a tutti gli effetti è un'entità finita. state utilizzando tempo che scorre per leggere deliqui autoreferenziali di uno sconosciuto, nemmeno particolarmente interessante; lo stesso tempo poteva essere impiegato per amare, baciarsi con le lingue che si srotolano, fare le scale, bere il caffè, decidere di guardare il nuovo, esilarante e troppo forte film di franco neri, quello con le battute nuovissime sui meridionali.

ecco perchè si mira a fare i brillanti, gli splendidi, i paladini de ridere chepperò pensi anche alle robe serie quando hai finito la lettura.

perchè si è degli idioti, non molto diversamente da tutti, nè meglio nè peggio.

e il fatto che si sia scelto di destinare tempo, per questo, mette ansia, responsabilizza, alla fiducia data non voglio disattendere, sia mai. se mi ricordo di foraggiare il cane, non vedo cos'abbiano di diverso quei quattro che mi leggono, compreso quello che capita sempre qui cercando "cestino della spesa".

cambia, magari che non mi leccano la faccia, ma su questo possiamo venirci reciprocamente incontro.

ecco, diciamo, pensavo a tutto questo e al fatto che non aggiorno più 'sto posto; pensavo a queste cose; pensavo a tanto, tantissimo. come un personaggio di un romanzo di aldo nove, che ha questo magico mondo interiore pieno di teorie interessanti, e poi però muore senza averle dette a nessuno.

pensavo che non voglio essere autoreferenziale, per un cazzo, anche se lo sono stato in passato ma in modo almeno accettabile, pensavo che adesso lo sono stato in modo non accettabile, ma oggi sì, oggi me lo vorrei perdonare, solo oggi e domani (o qualsiasi giorno sarà) poi si torna a fare fotomontaggi scemi per far ridere le segretarie in ufficio in pausa pranzo, e a fare i raccontini con gli errori ortografici ma apposta.

oggi ecco, oggi vorrei solo dire, di così tremendamente autoriferito, di così maledettamente egotico e stupido,

solo che prima della fine dell'estate prima che mi venisse questo impossibile coraggio di baciarla prima di andare di sopra a fare le valigie prima di partire prima di leggere topolino prima di diventare grande prima di diventare comunista o democristiano prima di finire la scuola prima di andare a letto prima che qualcosa strapiena di sì scoppiasse pianissimo le ho detto


le ho detto, poi, proprio nulla e nulla mai.

fine, ecco.




ah senti, te che ti senti così in gamba da dire la tua, da fare lo spiritoso se la roba qui è spiritosa o il dolente se qui si soffre, ecco senti, non usare le maiuscole se proprio ci tieni a commentare.

grazie.

ah no, senti nìni, vai su hatingline, dai, che loro sono bravi e mi han lincato senza che sapessi niente.
si vede che ci sto simpatico (o magari si vogliono fare mia sorella, nel qual caso vediamo un po' che tanto ormai è un porto di mare).
postato da: Mauoshi alle ore 00:56 | link | commenti (8)
categorie: autoreferenziale
sabato, 21 gennaio 2006

madonna ci fa ballari ziucani

era il 2002, forse 2003, non ricordo.

ero ancora convinto di poter fare electro interessante, geniale e divertente.

realizzai un mp3 con un vocal d'eccezione, con i soli strumenti del wav editor di nero e un paio di campioni.

pur con molte sbavature, fa ancora sorridere.

chi ne ha voglia se lo può scaricare da qui.

magari torno a fare qualcosa di più interessante, adesso.
postato da: Mauoshi alle ore 15:17 | link | commenti (5)
categorie: autoreferenziale