la prima cosa sono gli occhi.
di quelli che sorridono in ogni caso, e ad ogni sbuffo attenti a seguire e leggerti, per prevenire.
la prima cosa sono gli occhi, seconda è la voce.
petulante, come convenzione vuole, fastidiosa e impastata nella stessa misura e spesso da tono che vorrebbe essere sarcastico, in ogni caso spesso mono-tono, parole su cui adagiarsi.
la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne.
bisogna stare attenti a quel che si mangia, e ad evitarne anche il contatto. è importante sapere cosa comprare e come. e stare attenti ai dolci, al tè a getto continuo, nemmeno fossimo nepalesi.
la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti.
verdi o rossi, colori accesi ma mai neutri. e mi piace, oh se mi piace. accanto a quel nero-grigio-marrone senz'anima che è stato mio e solo mio per 22 interminabili anni, non stona, e se le cose sono solo il riflesso del nostro voler essere, ecco, io quel marrone-grigio-nero, senz'anima e neutro come volevo essere prima, lo metto in dubbio.
la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica.
scontro, indubbiamente. io cerco il rapporto diretto, convinto che qualcosa non possa essere ascoltato in un momento e che non sia quello destinato a farlo, dall'altra parte c'è il pensiero tutto e comunque. ascoltare e basta, le librerie di zzzip zzzap e post-metal si scontrano con la mole, ben più imponente, di add n to x, nofx, e qualsiasi assieme di immaginario americano avessi esecrato fino allora. le cuffie sempre e comunque non coincidono con l'aere, sempre e comunque.
la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica, la sesta le parole. prive di logica, 'capo', 'capone', 'sturla', 'negri', 'ga',
gà gà gà gà gà gà
la prima cosa sono gli occhi, la seconda è la voce, la terza è la carne, la quarta gli oggetti, la quinta è la musica, la sesta le parole, la settima è ricordare, i gesti, le porte aperte, gli intendimenti, le salite, sentirsi al citofono, ti vedo dalla finestra a che ora hai il treno ma davvero scrivevi sui quaderni e questi li avevi visti sali a milano hai sentito la...?
ed oggi, che prima che vorrei che tutto questo fosse finito, prima di volermi accorgere che non è per e come, ma, prima che quel troppo ma in fondo niente, oramai sono io.
ispirato da un post di
miic (che però è fatto meglio).