Gennaio 1984: per la prima volta una Pontiac nera dalla voce metallica e calda solca i lidi del mio televisore. Ho 4 anni e sono rapito da questa macchina incredibile, sicuramente diversa dalla 126 di papà , che odora sempre di sigarette da due soldi e di dopobarba scadente.
E' un'automobile fantastica, piena di pulsanti di cui si ignora la funzione, e più il colore è acceso e la funzione misteriosa, più la fascinazione per questa macchina cresce.
L'attrazione non è solo per l'automobile, ma anche per il pilota.
Bello, atletico e multicrinito, i vestiti alla moda schiacciano il suo fisico da supereroe, le donne più belle non gli resistono, è un essere mitologico.
Lui non ride, perchè è un duro.
Ma è un duro morbido, un duro che sa vivere.
Lui è Michael Knight.

Capodanno 1989, casa mia: il freddo è pungente, l'odore acre della polvere da sparo mi riempie le narici, l'attesa per una festa che è ancora troppo poco, a me importa solo finire le elementari ed entrare nel giro fico delle medie, dove tutto sarebbe stato diverso, per sempre.
Capodanno 1989, da qualche parte in Europa: il freddo è pungente, probabilmente molto più di come sono abituato io. Ma nell'aria c'è un odore diverso.
Non quello della polvere da sparo, che forse sarebbe l'unico odore capace di rovinare questa atmosfera di attesa e di speranze.
Le persone si tengono per mano, sanno che del meraviglioso sta per accadere, ma non sanno ancora cosa.

Sono passati quasi due mesi da quando c'è la libera circolazione.
Ci si sente al centro del mondo, quando tutto è sul punto di accadere.
Poi un fascio di luce illumina la Brandeburg Tor. Un uomo, di spalle, tiene il tempo con i piedi.
E' vestito benissimo, ed è bellissimo.
L'aquila disegnata con lucine intermittenti risalta sul dorso della sua giacca di pelle da duro.
I pantaloni, attillati fino all'imbarazzo, danno al suo sound quella carica erotica che non guasta.
Un istante di synth, e poi attacca il cantato
I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedomritmato, potente. in breve parte il coro
I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedomenorme, come un mantra salvifico, come una sensazione che presto, anche grazie a lui, i muri del mondo ed i muri dentro di noi cadranno.
Lo ricorderà anni dopo, un po'
seccato per non essere presente nel museo di Checkpoint Charlie, perché ha aiutato, proprio con quella canzone, la storica riunificazione.
Seguono poi gli anni Novanta, il successo immenso di Baywatch, la consacrazione come produttore, il passaggio da sex symbol a scafato attore capace di adattarsi ad ogni ruolo.
Questa è storia, non torneremo sulle grandi conquiste del nostro, sui piani per far esplodere bombe atomiche sventati dai bagnini.
Quello che interessa è il presente.
Un presente fatto di rinascita professionale e culturale.
Lasciatosi alle spalle il non felice periodo tra la fine dei Novanta e i primi anni del Duemila, il nostro caro Hoffy, eroe coraggioso che ha affrontato e debellato il Comunismo, fa di nuovo tendenza.
Ovunque, nel mondo, è richiestissimo.
Oltre ai suoi recenti film e al musical su
Jeckyll&Hyde, è apparso come un novello Zeus nel film di Spongebob, pronto ad aiutare i protagonisti con la sua potenza (nel film sarà l'angelo trasportatore della spugna Spongebob e la stella marina Patrick).

Alcune aziende hanno fiutato l'affare, e la moda Hasselhoff miete vittime, ovunque.
Proprio le due versioni, live e videoclip, di Looking for Freedom, sono la campagna pubblicitaria del gestore scandinavo di telefonia
Djuice. L'idea dello spot, geniale nella sua semplicità , è di lasciare interi i due filmati, con solo le scritte dell'offerta. Scelta coraggiosa e ironica, che necessita del giusto spirito per cogliere.
In Australia diventa
testimonial della Pepsi, sponsorizzazione rifiutata in Germania, forse per la troppa arditezza della spinta pelvica.
Il sito dedicato all'evento cavalca orgogliosamente le spinte più ardite, uscendone comunque a testa alta quando offre la skin per Msn personalizzata Hasselhoff, o gli emoticon scaricabili a lui dedicati.


Nel nord Europa, in particolare in Germania e Svezia, si organizzano feste a tema Hasselhoff, ci si veste come Michael Knight, serate karaoke a cantare Looking for Freedom o
Hooked on a feeling.
Internet, ovviamente, va sull'onda lunga e ci propone alcune cose molto divertenti: dalla
Sua bibbia, con tanto di Nostro nel ruolo di santone, alla declinazione di Where's Valdo? che diventa
Where's Hoffy? per non parlare del
fan club ufficiale tedesco, che lascia sempre il dubbio se sia serio oppure no.
Ma in sostanza, cosa rende David Hasselhoff eccezzionale, così miracolosamente vendibile, così meravigliosamente puro oggetto brandizzato? Non si può dire certo sia attore di prima grandezza. Le serie cui prende parte sono straordinari successi, ma mostrano fin da subito i punti deboli. In una interpreta il pilota di un'automobile onnipotente che combatte i criminali, nella seconda un bagnino che sconfigge i terroristi e disattiva bombe atomiche. Non è particolarmente bello, forse in gioventù di aspetto piacevole, ha arrancato cercando di essere un sex symbol, sempre vestito in modo kitsch, testimone di una mascolinità poco consapevole e un po' ciarliera.
Hasselhoff è quindi il testimone evidente di riduzione del superman all'everyman? E' un Mike Bongiorno, diverso, contestualizzato, ma pur sempre un orgoglioso rappresentante di mediocritas, che predica al suo pubblico di restare immoto, canta sì di libertà , ma con la retorica che accompagna da sempre chi si considera comunque arrivato.
Perché il punto è che il suo arrivo è stato Supercar, e da lì, ruoli uguali in contesti diversi.
Anzi, con un po' di azzardo, si potrebbe dire che il suo punto di partenza, e di arrivo, sia stato il film
Starcrash, b-movie fantascientifico in cui il nostro interpreta il principe Simon; la protagonista, Stella Star, una deliziosa Nadia Cassini amazzone spaziale.

Le mie personali speranze per il futuro: che l'Italia divenga un vero e grande paese democratico; che le persone imparino a riconoscere sé stesse, e ad avere fiducia nel prossimo; che si viva in un paese civile e privo di ogni forma di discriminazione;
sappiamo tutti dove passa questa via: per David Hasselhoff.
E fino al giorno in cui l'Italia non verrà invasa dalla mania per Hoffy e da sani venti democratici, io posso solo sognare, intonando:
I’ve been lookin’ for freedom
I’ve been lookin’ so long
I’ve been lookin’ for freedom
nota: questa roba qui sarebbe dovuta essere pubblicata su un coso di cui, poi, non se ne fece niente. la piazzo qui, tanto per, anche se l'hoffie sta diventando demodè e non è che sia scritto granchè bene. si scava, insomma.