al solito, si approfitta di una settimana spenta e ravvivarla linkando cose interessanti.
per ora blog, il giorno in cui i blog finiranno perchè ogni essere vivente ce l'ha ed è linkato da tutti gli altri esseri viventi del mondo dell'universo magari mi dedico a indirizzare la gente verso immagini zozze.
allora: il link che si vuol dedicare è quello di un bel blog, scritto a quattro mani con dedizione altalenante (non si può averci tempo per tutto, diciamo così), chè a noi ci piacerebbe legger più cose, ma poi magari mi passa l'amor fou per la città.
sono due, sono veneti, sono divertenti, sono lievi.
non hanno il cipiglio darkettone di chi si duole della vita, di chi dallo schermo di uno squallido pc pensa di gettare massime incontenibili, lui solo intellettuale in un mondo oscuro che non comprende.
macchè, leggere racconti di un mondo così vicino e distante, di micro-ritualità quotidiane in luoghi che assumono la placidità del quotidiano (e che invidio parecchio) è rilassante e divertente come e più di una pausa the.
e scrivon bene, eccome, e gettano anche le basi per ciò che si conosce poco della loro città: i centri sociali che si mescolano alla sagra paesana, la musica elettronica d'avant-pop suonata in luoghi budreghi eppur bellissimi, il cemento cittadino che diventa ricordo di sensazioni affettive particolari, la bellezza delle cose, degli oggetti, dei profili ex-DDR vissuti con spirito passatista.
e poi vivono e producono a Berlino; l'invidia.
se non ci credete leggete questo pezzo (non hanno i titoli link, mannaja a loro):
Ho capito quanto faccia cagare il mio tedesco questa mattina andando a prendere la metropolitana: ascoltavo Radio Fritz in cuffia e ho scambiato la telefonata di Martin che chiamava da Potsdam per vincere i biglietti per i Beastie Boys per una registrazione al contrario tipo Black Sabbath.
che non è sintomatico della ricchezza del blog, ma mi fa ridere.
ecco perchè oggi vincono
Ale&Lupobravi, bene, bis.
ora però sarebbe anche giusto approfittare di questo tempo per corrompermi. vorrei ricordare che non ho ricevuto nessuna offerta, manco un caffè, solo una minaccia di botte (che non è bello, diciamo).
tra una settimana forse vince
il trash-gossip, sotto la spinta dell'altra scema che ride ogni volta che lo legge.
Scrivo dalla mia cameretta legnosa illuminata da led rossi e verdi. Mi hai chiesto di scrivere, e siccome mi rompo il cazzo, lo faccio.
Sei un rompipalle, noioso, fissato sempre con le stesse cose, come le quindicenni alle prese con le cotte e le mode del semestre, ma siccome ti voglio bene sono qui per offrirti la tua dose di droga dell'ultimo biennio. Per questa volta gratis, la prossima chissà .
Volevo raccontarti di come era fredda Berlino quella sera di gennaio. Erano le 10 di sera e faceva un freddo cane, i vetri della S-bahn erano tutti appannati, si vedevano solo gli aloni arancioni dei lampioni sfocati in lontananza. A Berlino di solito i lampioni fanno pochissima luce perchè è una città talmente bella che per non sprecare energia nè creare inquinamento luminoso l'illuminazione in certe strade e' ridotta al minimo, e quando passi per quelle vie non ti incazzi come faresti in Italia, ridi e gioisci come uno stronzo perchè capisci che loro sì, sono veramente avanti. Non so te, ma quando ci ho fatto caso ho goduto. Non è perche' non hanno i soldi, no, no. E' perche' hanno una mentalità attenta e una coscienza ambientalista.
A Berlino faceva freddo. Tanto. Stavo andando alla stazione. Quella che mesi dopo ho scoperto essere stata per anni il punto d'approdo di tante persone provenienti dall'Est. Ma non avevo bisogno di saperlo. Scesa dal treno della metropolitana, scopro che anche Berlino ha un punto privo di segnaletica: Lichtenberg. Mi ritrovo in un enorme sottopassaggio di cemento scarno, da sola, infreddolita, carica come un mulo. Quelle due o tre persone scese con me sono sparite nel giro di un secondo, non riesco a seguirle. Ho una piantina della stazione che non riesco a decifrare, mi affaccio da alcune rampe e finisco nel nulla. Alcuni barboni allietano le pareti come quadri di teomondo scrofalo appoggiati a terra. Ci sono cinesi e zingari, ma sanno tutti cosa fare, sono impegnati. Io mi sento un po' persa e spaesata. Sulla prima rampa di scale il tabellone che indica i treni in partenza segna "Kiev". E' il mio treno, decido di salire sul marciapiede dei binari. Non so cosa sia successo in quel momento. Devo essere scivolata e volata giu' dalle scale picchiando di nuca. O forse qualcuno di quei tizi di sotto mi ha presa e mi ha drogata (perchè i tipi loschi offrono sempre la droga a gratis). So solo che uscita da quelle scale non ero più lì. O ero lì ma in un altro tempo. Non era certo il 2005. Nevicava, nevicava fortissimo. E c'era un vento incredibile, che faceva disegnare alla neve centinaia di righe diagonali. Che come righe di bamba gelata si infilavano nel mio naso rossissimo, facendolo sanguinare moccio. Non avevo fazzoletti. Era buio. Non c'era nessuno, ero lì, da sola sui binari. Neanche una panchina o un oggetto sul quale far riposare le mie chiappe infreddolite e far riposare le spalle appesantite dai bagagli. La pensilina non serviva ad un cazzo, nevicava dappertutto. Nevicava anche nel sacchetto con i miei souvenir comprati a caro prezzo al Guggenheim. Ah già , ma questo non avrei dovuto dirlo, ho rovinato l'atmosfera. Sui binari di fronte a me si fermano solo treni della S-bahn, che scaricano gente che corre infreddolita a casa. Il tempo passa ed inizio ad avere un po' di compagnia sulla banchina. Un vecchio vestito di nero con una barba bianca lunghissima e glitterata per via della neve, un numero imprecisato di donne vestite di nero dall'inconfondibile sagoma a forma di matrioska che portano pesantissimi cartoni legati con lo spago o borse di nylon a quadri bianchi, rossi e blu (del tipo usato dai francesi per fare la spesa), signore coi foulard in testa che dimostrano il doppio dei propri anni, un altro paio di uomini anziani. Nevica sempre più forte. Il treno e' in ritardo di mezz'ora. Attorno a me sento parlare esclusivamente russo, e mi chiedo come facciano queste donne a stare con le babbucce in mezzo ad una tormenta di neve. E mi chiedo cosa portino in tutti quei pacchi. E mi chiedo come mai non hanno i cappotti. E dove vanno. E perchè sono tutti così disgraziati. E perchè anche io mi sentivo come loro. Avrei voluto che quel momento non finisse mai, mi sentivo come trasportata indietro nel tempo. Mi sentivo in uno di quei posti dove ho sempre sognato di andare, quei posti dove non sono mai andata per pura, semplice pigriza: Kaliningrad, per esempio. I palloncini sfumati e distorti dalla neve sono gli stessi lampioni che mi hanno fatto compagnia nel mio ultimo viaggio sulla metropolitana, adesso la neve li spazza via. Che bello.
A fianco a me c'e' un ragazzo trendy. Rovina tutto. Non sembra russo o ucraino, ma neanche lui ha freddo. A parte la nostra banchina adesso la stazione e' veramente deserta. Non il rumore di un treno, non un annuncio tedesco, non una macchina...solo il rumore del vento e il vociare russo. Ecco, arriva il treno. Cade a pezzi. E' interminabile, lunghissimo. Mai visto un treno così lungo in vita mia. E' una piattina di lamiera ripiegata in 4 innumerevoli volte. Coloratissimo. Ci sono le carrozze delle compagnie ferroviare di mezza europa dell'est, tutte scassate, con le scritte in cirillico. Ero così esaltata...nemmeno a 8 anni quando ho messo piede a Eurodisney ricordo di essere stata così felice ed emozionata. Le carrozze PKP erano le più nuove. Il capotreno polacco (ovviamente baffuto), prende il mio biglietto e mi indica la mia cuccetta. I treni polacchi sono ovviamente di fattura FIAT, quindi sono identici a quelli che avevamo in Italia fino a un paio di anni fa. Ovviamente anche le carrozze letto, sento che la magia sta per finire. Ma non voglio crederci...guardo la neve dal finestrino esterno e penso che quel treno è più magico di quello dei timoria. Salgono i miei compagni di scompartimento: una sciura polacca sulla cinquantina, un quarantenne polacco ubriaco che continua a bere birra, e il ragazzo trendy. Il ragazzo trendy e' addirittura piu' piccolo di me. E' imbarazzantemente vestito bene. E arriva da New York. Diretto a Cracovia, come me. Aveva voglia di girare l'Europa e da più di un mese non faceva altro che fare su e giu' tra Inghilterra e Spagna, Germania e Italia, andando dove gli capitasse. La poesia era finita. Ma si sarebbe trasformata in un incubo: il resto dei due vagoni polacchi era stato preso d'assalto da una scolaresca inglese. Infestato da quindicenni urlanti e cantanti accompagnati da quattro vecchiette assolutamente accondiscendenti. Addio magico viaggio. Decido di mettermi subito a dormire, non vedo l'ora di arrivare a Cracovia, questo treno e' stato deludente. Vabeh, almeno mi sono fatta un bel trip mentale.
boing boom tschak
c'era un periodo in cui la musica aveva un odore, aveva una immagine, aveva un tutto, in cui la musica era il pretesto per altro, in cui i suoni uscivano inarticolati, in cui ciò che importava era solo l'intenzione per, in cui io mi aspettavo tanto, tantissimo.
boing boom tschak
dice: ascoltati l'elettronica, essa ci ha delle cose che tu non sai, dice.
facile dirlo, dico, dire così, per dire, dico io.
allora è l'adolescenza della vita e della volontà , è un percorso che non si sa cos'è, la musica tutti ti dicono è parte della mia vita, c'hanno 'sta cosa qui che la dicono, tu non capisci ma ti adegui e anche tu le dici queste cose, dici agli amici io senza la musica non ci,
vivo,
boing boom tschak
e negli anni dell'adolescenza per te la musica è una sola, per te è immaginarti mentre ascolti gli urli e le chitarre, mentre credi che la catarsi del rullante pestato si compia, mentre, immagini, credi, di esserci tu, lì, a eseguire scale difficili che ti rendano il più bravo del mondo a fare le scale difficili su una tastiera di una chitarra con altri quattro se con due chitarre o tre se sei anche il ritmico,
e tutti che ti guardano e pensano che sei davvero il più bravo del mondo a fare le scale difficili sulla tastiera della chitarra e fai anche la seconda voce e gli urli, che intanto cosa te ne frega, tu sei
il più bravo del mondo o almeno uno dei quattro o cinque
più bravi del mondo a fare le scale difficili sulla tastiera della chitarra.
è la voglia di scopare che hai a 15 anni, che limoni e becchi ma,
poi,
ti innamori, di una che non puoi avere, e allora quella che ti limoni ti dice che ti lascia per un altro perché si sente trascurata, e tu urli dal di dentro un terribile, straziante urlo che dice ma come! ma tu non puoi, tu sei inferiore a me tu non sai nemmeno cosa vuol dire fare le scale difficilissime sulla tastiera, tu urli,
dal di dentro,
questa cosa, le urli tu sei inferiore, tu non lo sai, lei ti dice no cosa me ne frega ma Marco mi ha già messo le mani lì tu no, tu urli, ti rinchiudi nel tuo mondo, e allora il mondo è semplice, ci sei tu più sensibile del mondo, alterni la rabbia di Angus al delicato lamento di, James, e ci sei tu il buono nella tua cameretta con il cuore a pezzi, e i cattivi tra cui anche C. e Marco che fanno le cose che tu, ancora, non hai fatto, e
boing boom tschak
e
ci sono gli assoli, e tu ti immagini, queste cose incredibili sovrumane spaziali
spaziali sovrumane incredibili
che li fai tu, e ti guarda anche lei, e capisce l'errore e ti rivuole ma tu, sei meglio, no treno perso ciao non hai chance addio non servi più non ti voglio più sei inutile ti ho dato tutto me stesso ma tu ah ma tu
il più figo del mondo, lo sei, tu, in questo momento.
boing boom tschak
e il suono sono gli odori dei diciotto anni, quando il continuo spintonarsi sul levare assume una danza di te, degli altri, del tutto. il suono allora sono le cose che hai, le trasgressioni che lo sono giusto perché hai deciso di farle tu, le cose, infinite, i denti bianchi che ti fanno sognare,
ti dice
boing boom tschak
ti dice, ascoltala, l'elettronica, ti dice, tu dici, dici facile tu! io voglio pogare io voglio saltare io voglio sudare io voglio farmi male io voglio urlare la mia, infinita, rabbia contro questo, fottuto (sìsì) sistema che, ci ingabbia, io, per sempre, sarò diverso, non mi
uniform
boing boom tschak
e allora in queste cose il suono non sei tu ma ciò che c'è, intorno, ma ci sono altre cose, ci sono ancora i buoni che sono però sporchi e i cattivi che sono puliti, tu non sei persuaso da tutto questo,
tu sei un tuttuno con i tuoi diciottanni.
come questo.
dice ascoltati l'elettronica ascoltala dai no ma non mi piace dice ascoltala dice ascoltala dico non mi va dice ascoltala dico ok va bene, la
ascolto
boing boom tschak
ma che cos'è, ma sembrano i fuckin' Spandau Ballet senza cantante cos'è 'sta roba cos'è cos'è dice ascolta dagli tempo dico ok ho dato tempo ok che merda preferisco i Pantera ciao.
boing boom tschak
dici così, poi insisti, perchè ti accorgi che tutto il bello che ti è capitato non era mai l'immediato e più vicino, passava sempre da costrizioni,
dici, a te, devi costringerti a fare le cose, devi
boing boom tschak
devi boing boom tschak. avviene, tutto, senza fine, mai.
boing boom tschak
e allora poi diventa altro. inizi a seguire traiettorie tra i timbri, tra tutte le cose che ci sono, odi gli anni '80 ma capisci perché, stanno a tutto come le BR sta a Marx, stanno a, tutto.
disegni nella testa altre immagini, i suoni, puliti, lucidi, rifiniti, come i plattenbau delle intenzioni, puliti, lucidi, rifiniti come i treni che prendevi quando eri bambino, quando il mondo finiva a 4 km, disegni la musica.
i suoni acquistano forma, di per sè, non sono più intenzioni, non sono, te e la voglia di, autoaffermarsi, sono, dolorosissime sfere, sono cubi, hanno colori vividi, a 16 bit, perché è così, non è intenzionale, non ha mai voluto esserlo.
è, basta.
e allora disegni le immagini che servono a questi suoni, il treno regionale che ti porta a casa, il telefonino, i viaggi, l'europa, il caffè, il giornale, l'ipod, tutto, tu.
sei cambiato, lo sei, sei diventato estetizzante, ti piace il gesto non per il fine, ma perché al fondo vedi quanto sia bello il movimento, diventi
sempre
più meccanico, decidi di diventare il tuo programma di miglioramento, ogni gesto, il tuo, di gesto, deve contenere quanti meno possibili sforzi inutili energetici, il tuo movimento nell'accendere lo scaldabagno diventa perfettamente calibrato, niente lasciato al caso, nulla lasciato alla deferente
boing boom tschak
e squallida casualità , oziosità , le tue traiettorie acuiranno ogni giorno sempre più la perfezione fino a che non rimpiangerai, mai più, i tuoi 15 anni, quando il mondo era il male e il bene e i baci con la lingua e da grande io sarò tutto,
mai più.
boing boom tschak boing boom tschak tschak tschak
ecco perché mi piacciono i Kraftwerk.
ma si poteva anche chiamare "quelli più bravi di te"
al fine di rendere le cose più interessanti nella quotidiana povertà di intenti di un blog, si era deciso di concedere link, ovverosia la versione priva di piacere e di pericoli morali e immunitivi, della fellatio.
così, per dare almeno un senso a queste pacche sulle spalle amichevoli, date a persone che, forse, non si conoscerà mai.
il primo link a un blog che qui dentro si vuol dare, lo voglio dare al mio preferito al momento.
nonostante scriva tanto, non è vittima della logorrea di chi non ha niente da dire e allunga questo niente con parole e parole superflue, convinto di stare ancora facendo il temino del liceo, dove la quantità allunga la qualità , dove l'ammorbare il lettore corrisponde ad un successo ottenuto.
le sue lenti sulle realtà urbane sono molto più esaustive di qualsiasi sequela di diapositive.
ama berlino e, forse, ne è ricambiato.
ama Cristoph Hein.
parla di sesso senza il linguaggio da videocassetta porno con qualche aulicità per giustificarlo.
è bravo e lo dovete leggere, anche se magari già lo fate, che non è proprio l'ultimo arrivato.
non considerando il fatto che la sua fotogallery su flickr abbia una sezione dedicata alle foto rubate di bei ragazzi. genio.
ecco perchè leggerlo, se già non lo state facendo, vi migliorerebbe la vita.
ecco perchè ha vinto
Cadavrexquis. bravo, bene, bis.
quindi tra una settimana si risvolgerà questo simpatico inside contest.
già si può anticipare che sono profondamente indeciso tra darlo prima ad un blog che ha sede in una piccola cittadina piemontese o ad un altro che ha sede in una grossa grossa città tedesca.
'nsomma, chi vuole si dia da fare, che qui si ride e si scherza, ma poi alla fine solo minacce, mica bello.
poi magari quando i vari impegni saranno minori e il mio umore migliore si tornerà a scrivere qualcosa di divertente.
'desso no.